mercoledì 20 aprile 2011

Museo senza porte

Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura.
Italo Calcino, Le città invisibili, 1972


Al centro di Milano, a unire piazza del Duomo con piazza della Scala, tempio laico della musica, si trova una galleria coperta in verro e vetro sulla quale si affa
cciano gli eleganti negozi della città: un passage degno di una capitale, dove il flaneur può soffermarsi a parlare del tempo atmosferico senza timori.
Il progetto della Galleria Vittorio Emanuele II, a firma dell'architetto Mengoni, trova compimento il 15 settembe 1867 alla presenza del Re, che inaugura un edificio che è manifesto e programma della città.
Milano si affaccia al XX secolo assumento una precisa vocazione nell'ambito del nuovo Stato unitario: essere il centro propulsore del rinnovamento. Nelle sue vie e nelle sue periferie, in rapida crescita, si esprime un insieme nuovo e illuminato di stimoli e possibilità, che accendono l'immaginazione nutrita del dinamismo della moderna rea
ltà urbana.

Galleria Vittorio Emanuele II - Ottagono - Caffè ristorante Biffi

La proposta iconografica della Galleria del Mengoni colloca nell'ottagono al centro della crociera, le personificazioni di quattro continenti (Europa, America, Africa, Asia), mentre sugli archi dei bracci brevi, pone le allegorie delle attività umane: l'Agricoltura e l'Arte, di Eleuterio Pagliano e Raffaele Cosnedi, l'Industria e la Scienza, di Bartolomeo Giuliano e Angelo Pietrasanta, a monito per la comunità dell'importanza di non trascurare
gli ambi
ti nei quali si esprime il genio e si investe il patrimonio delle energie individuali e comunitarie.
La metropoli celebra così la laboriosità e il fermento dei suoi cittadini e della nuova classe sociale emergente, quella borghesia colta e produttiva che riconosce, nei termini iconografici, la propria operosità.
I commenti della critica e dei cittadini, sulla stampa di quei giorni, indicano le semilunette come le opere meglio riuscite dell'intero complesso decorativo: riferiscono d'immagini preziose ed eleganti, emergenti sul fondo oro, efficaci nella portata allegorica.
La città si pone quale modello vincente da guardare come esempio e, attraverso i sui "manifesti" dipinti, da ammirare.

A causa del deterioramento le semilunette sono state rimosse e arrotolate su un piccolo cilindro ligneo di quelli in uso per le scenografie del Teatro alla Scala e conservate per decenni nei depositi della Galleria d'Arte Moderna di Milano. Lo stato conservativo e le dimensioni imponenti, 34
0 x 387 cm con uno sviluppo di nove metri ciascuna, hanno reso difficile la loro movimentazione: sono state recuperate solo nel 2004, in occasione dei lavori di ripristino edilizio dell'edificio, d'inventariazione e riordino dell'intera collezione.
E' così iniziato un primo lavoro di salvaguardia consap
evole dei dipinti, avvolti con più corretto sistema di conservazione su quattro cilindri e, a seguire, il lavoro di studio preliminare compagno di ogni restauro.
Fin dal momento della loro riscoperta, il GAM ha scelto di procedere alla realizzazione in loco del restauro nella consapevolezza che si stava apr
endo un vero e proprio nuovo "cantiere" milanese.
La complessità del restauro lasciava infatti presagire la necessità di avvalersi delle esperienze di openstudio già realizzate dal Museo con coinvolgimento di figure professionali, fuori dalla logica di bottega, in una sinergia di competenze.

La scienza e L'industria prima del restauro

I quattro dipinti sono stati realizzati con la medesima tecnica esecutiva: tempera su tela con il fondo in oro zecchino. Gli strati cromatici sono sottili, assimilabili, nella costruzione, alla tecnica scenografica. [...] Si tratta di una tecnica pittorica scelta per essere eseguita con rapidità: le semilunette, infatti, erano state dipinte in soli tre mesi, poco prima dell'inaugurazione della Galleria.
Le opere hanno come supporto una tela ad armatura a saia che ha la peculiarità di unire leggerezza e resistenza, perfetta per le loro dimensioni e destinazione.
Le semilunette sono accomunate anche dalla medesima storia conservativa ed è per tale ragione che le procedure di restauro sono state e saranno analoghe per le quattro tele.

Il processo restaurativo è divisibile in sei fasi:
  • la costruzione del cantiere per la movimentazione delle semilunette e la loro distensione;
  • la pulitura della parte figurativa e del fondo in oro;
  • il consolidamento degli strati costitutivi del dipinto, dalla tela alla cromia;
  • la sutura delle lacerazioni tramite la tessitura di una tela apposita o la ritessitura con ago e filo;
  • la creazione di un supporto della tela con una rete di Kevlar;
  • un intervento estetico per portare gli inserti al tono della tela originale.
Attualmente le tele dell'Industria e della Scienza, già restaurate sono esposte al primo piano della GAM, mentre L'agricoltura e l'Arte sono in fase di restauro e sono visibili sempre al primo piano della Galleria



Da: Museo senza porte - La Galleria d'Arte Moderna nella Galleria Vittorio Emanuele II

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